domenica 17 ottobre 2021

JUVENTUS-ROMA 1-0: COMMENTO E PAGELLE


Era una partita da vincere a tutti i costi per accorciare sulla zona Champions League e la Juventus è riuscita a farla sua, seppur tra mille difficoltà e tanta sofferenza.

All'Allianz Stadium sono scese in campo due squadre condizionate dai recenti impegni delle Nazionali e costrette a fare i conti con assenze, infortuni e fuso orario. Eppure né i bianconeri né i giallorossi si sono risparmiati, dando vita a un match combattuto e tirato fino alla fine, di quelli da cui, alla fine, nessuno esce davvero sconfitto.

Per la Juventus si tratta del terzo 1-0 consecutivo, marchio di fabbrica di Massimiliano Allegri, ottenuto grazie a un buon primo tempo e a un secondo di difesa e contropiede

Alla fine, a fare la differenza sono stati gli episodi, favorevoli per la Juve nel gol di Kean, con deviazione fortuita dell'attaccante sul colpo di testa di Bentancur e sfavorevoli per i giallorossi che hanno fallito un calcio di rigore con Veretout.

Dopo questa ulteriore prova, possiamo ufficialmente dire che la Juventus di Allegri è tornata, con tutti i suoi pregi e i suoi difetti. Ormai dobbiamo abituarci a vedere giocare bene i bianconeri solo quando non sono in vantaggio, perché una volta avanti, tendono a chiudersi e a difendersi a oltranza.



PAGELLE:

Szczesny 7: Suo gran parte del merito di questa preziosa vittoria, visto che para il rigore del possibile pareggio. Inoltre, si dimostra sicuro sia nelle uscite che tra i pali, assicurando alla difesa l'adeguata sicurezza.

Danilo 7: Il brasiliano è una certezza, preciso e concentrato in ogni occasione e bravo a fare il jolly della difesa.

Bonucci 6.5: Quando c'è da chiudersi dietro, in difesa del vantaggio, dà il meglio di sé, ma non riesce a impostare come suo solito, perché la squadra tende troppo ad abbassarsi.

Chiellini 6: Commette una stupidaggine nell'occasione del rigore per la Roma, ma poi riesce a riscattarsi nella ripresa, ergendo il solito muro davanti alla porta.

De Sciglio 7: Finalmente una partita coraggiosa e decisa che gli permette di mettere al centro dell'area romanista la splendida palla dell'1-0. Gioca spesso molto alto, mettendo in grande difficoltà la difesa di Mourinho. Dall'88' Alex Sandro S.V.

Locatelli 6: Non brilla come nei precedenti match, ma è sempre presente quando c'è da contendere la palla a centrocampo e pensa più a coprire la difesa che a impostare.

Bentancur 7: Partita di grande sostanza dell'uruguaio, sempre tempestivo nel recupero della palla e pronto a inserirsi in area di rigore, come nell'occasione del gol decisivo.

Bernardeschi 6.5: Inizia un po' timido, ma poi prende sempre più spazio e va vicinissimo al gol con una bella rovesciata. Dal 76' Arthur 6: Entra e fa ciò che deve, ovvero tenere palla e aiutare la squadra a respirare.

Cuadrado 5: Risente probabilmente del fuso orario, perché sembra confuso e distratto e sbaglia tanto, sia in avanti che in ripiegamento.

Chiesa 5.5: Non è la sua partita, rimane in ombra per tutto il primo tempo, nel secondo prova qualche scatto, ma non è in serata. Dal 71' Kulusevski 6.5: Come già visto col Torino, entra bene in partita, combattendo e provando a fare male in contropiede.

Kean 6.5: Allegri gli dà fiducia, chiedendogli il gol e lui l'accontenta, anche se con un po' di fortuna. Tuttavia, ha mostrato grandi segnali di miglioramento rispetto alle precedenti partite. Dal 71' Morata 6: Cerca di tenere alta la squadra, prende qualche randellata e ci mette la solita generosità.

Allegri 6.5: Imbastisce la sua solita partita e la mette sul binario preferito già dopo un quarto d'ora, poi gestisce bene i cambi.


LA JUVENTUS E L'AFFAIRE DYBALA

 

Dopo l'annuncio dell'esclusione di Paulo Dybala dalla partita contro la Roma e il prolungamento del suo recupero dall'infortunio, sui social si è scatenata l'ennesima polemica tra pro e contro l'argentino.

Giorno dopo giorno, il rapporto tra Dybala e i tifosi della Juventus si va complicando sempre di più, complice anche la spiacevole telenovela sul rinnovo del contratto, oggi ancora in altomare.

Quando è arrivato alla Juventus, l'argentino era sembrato il giocatore che mancava alla squadra, colui che avrebbe dato nuovo sfoggio alla maglia numero 10, capace di colpi e giocate da lustrarsi gli occhi.

Eppure, Dybala non è mai stato davvero al centro del progetto juventino, all'inizio perché troppo giovane, poi perché surclassato dalla strabordante personalità di Cristiano Ronaldo, infine per i frequenti infortuni a cui va incontro ormai da diversi anni.

Con la Juventus, il numero 10 ha vinto quasi tutto e giocato una finale di Champions League, tra l'altro raggiunta anche e soprattutto grazie a lui. Tuttavia, ciò che gli rimproverano i tifosi bianconeri è la mancanza del guizzo finale, di quel salto di qualità che lo renderebbe al livello dei vari Del Piero, Zidane, Platini, Tevez.

Spesso, infatti, Dybala è parso eclissarsi nelle occasioni clou, un po' per difetti di personalità e un po' per i tanti cambiamenti di gioco della Juventus, ma è stato anche in grado di regalarci serate straordinarie come quella contro il Barcellona in Champions League (3-0 e doppietta per lui). 



Ha vissuto il suo periodo migliore, senza ombra di dubbio, in coppia con Gonzalo Higuain, con il quale, in due stagioni, ha segnato 100 gol.

Molti tifosi ricorderanno la stagione in cui il numero 9 ha messo a segno 32 reti, mentre Dybala 23, eppure ciò non è bastato per convincere la società a puntare ancora su di loro, preferendo l'opzione Cristiano Ronaldo.

Con l'arrivo del portoghese, le sicurezze di Dybala sono andate in frantumi, il giocatore si è dovuto adattare ai nuovi schemi e al tanto discusso ruolo di tuttocampista, sprecando il suo talento e perdendo posizioni nelle gerarchie di spogliatoio.

Ora, che finalmente era arrivato il momento di ricostruirsi, di tornare a essere il leader e di riprendersi la Juventus con la fascia di capitano al braccio, l'ennesimo infortunio gli ha impedito di dare continuità a un ottimo inizio di stagione.

Per questo, molti tifosi si sono stancati, alcuni hanno sottolineato come i suoi infortuni gli abbiano impedito di giocare un numero eccessivo di partite e, dall'altro lato, si chiedono se valga la pena rinnovargli il contratto alle cifre di cui si parla.

Certo, in tutto questo la telenovela del rinnovo non sta aiutando il calciatore, il quale, però, dovrebbe decidersi a prendere una decisione e una posizione in proposito, perché è certa la sua importanza nella Juventus, ma lo sono altrettanto le difficoltà economiche che stanno investando il calcio.

Insomma, ciò che molti chiedono a Dybala è di diventare grande, di decidere cosa vuol fare del suo talento e della sua vita calcistica, perché ormai le sue promesse d'amore eterno alla Vecchia Signora non bastano più. 


sabato 16 ottobre 2021

JUVENTUS-ROMA: LA CONFERENZA STAMPA DI MASSIMILIANO ALLEGRI

 

Alla vigilia del match clou dell'ottava giornata di Serie A tra Juventus e Roma, l'allenatore dei bianconeri Massimilianio Allegri ha tenuto la consueta conferenza stampa.

Il primo argomento trattato è stato l'assenza di Paulo Dybala che proprio contro la Roma sarebbe dovuto rientrare dopo l'infortunio: "Sta rispettando i tempi. Si pensava che ci potesse mettere qualche giorno in meno, ma quando ci sono questi problemi muscolari non si sanno mai perfettamente i tempi di recupero. Dipende dall'evolversi della situazione. Credo che nel giro di una settimana, massimo 10 giorni, sarà a disposizione della squadra".

Inoltre, nemmeno Morata sarà della partita, anche se il suo recupero procede spedito: "Morata oggi si allenerà con la squadra, però dipende quanti rischi avrà a essere almeno a disposizione. Altrimenti andiamo a vanificare tutto il lavoro fatto dai medici".  

Allegri ha affrontato anche il delicato argomento delle soste delle Nazionali, spesso causa di diversi problemi per i club e sull'ipotesi di rinvio delle partite, ha detto che "innanzitutto non decido io, quindi è difficile dare un'opinione. Quando ci dicono di giocare, noi andiamo. Se in Italia si decidesse di spostare alcune partite, si creerebbero comunque polemiche. C'è un organo di competenza che decide se si gioca o meno. Penso che le partite vadano affrontate con un clima più disteso, anche perché siamo in una situazione di emergenza causata dal Covid. L'anno scorso il calendario internazionale non era così. In ogni caso c'è un problema e bisogna trovare una soluzione".



Altro argomento scottante, le prestazioni di Weston McKennie, quest'anno al centro dell'attenzione più per le sue vicende private che per quelle del campo da gioco: "Centrale davanti alla difesa non può giocare. Lui è un incursore, con dei gol nelle gambe. Non è vero che non ho un buon feeling con lui, anzi contro il Torino ha giocato una partita molto ordinata. Come per tutti gli altri, ho grande fiducia in lui, altrimenti non giocherebbe. È tornato giovedì, domani non so se giocherà dall'inizio o a partita in corso".

Sul versante formazione, i dubbi del mister sono ancora tanti, ma qualche indizio Allegri ha voluto darlo sulla difesa: "De Ligt si è riposato con l'Olanda e quindi domani è a disposizione e dovrebbe giocare. Bonucci, Chiellini e Rugani stanno bene. Mercoledì abbiamo un'altra partita importante in Champions e nella sosta di novembre potremmo capire se avremo superato il girone e in che posizione saremo in campionato".

L'allenatore della Juventus ha risposto anche su alcune domande inerenti lo stato di forma di Bernardeschi e Kean, possibili titolari domani contro la Roma: "Sono molto contento di Bernardeschi, un giocatore che a livello sia mentale che tecnico sta facendo bene. Ma non si deve accontentare, perché non è più un bambino e deve trovare quella continuità di rendimento che dipende solo dall'aspetto mentale. Non si deve piacere per quello che ha fatto, anche perché quello che è stato fatto rimane, ma bisogna pensare a quello che c'è da fare."

Riguardo, invece, Kean, il mister ha confermato che "sta bene, più o meno come tutti gli altri. Non ho ancora deciso niente. È normale che se non ci fosse Morata, la scelta ricadrebbe su di lui, oppure su Chiesa centravanti o su Kaio Jorge. Kaio Jorge è un ragazzo interessante e sveglio, che può essere una buona soluzione, soprattutto per le prossime partite".

Un pensiero anche sulla personale sfida con José Mourinho: "Mourinho è un allenatore che ha vinto tantissimo, ho grande rispetto. È nel suo personaggio quello che ha fatto dopo la partita con il Manchester, al termine di una delle più belle partite giocate dalla Juventus in Champions, che però perdemmo. Non è una sfida tra me e Mourinho. Sono contento di rivederlo, perché il campionato italiano ha ritrovato un grande allenatore come lui. È un valore aggiunto sia per la Roma che per la Serie A".

Infine, un chiarimento sulla posizione di Ramsey, molto criticato dai tifosi juventini dopo le dichiarazioni rilasciate dal ritiro del Galles: "Non c'era nulla da chiarire. È un giocatore sul quale conto molto, ha avuto un infortunio ed è rimasto un po' fuori, ora ha fatto due partite in nazionale. Non so se giocherà dall'inizio, ma è un giocatore sul quale faccio affidamento". 


JUVENTUS-ROMA, PARLA DINO ZOFF: "PARTITA DELICATA MA NON DECISIVA"

 

Alla vigilia di Juventus-Roma, una sfida che Dino Zoff ha vissuto negli anni delle polemiche arbitrali e del clima teso tra le due società, l'ex portiere della Juventus ha commentato il momento della stagione e l'importanza della partita per tutte e due le squadre.

La prima domanda, non poteva che essere sul famigerato gol di Turone, ancora oggi origine dell'odio di tante tifoserie contro la Juventus. Zoff racconta di non ricordare “niente di particolare, se non le polemiche che seguirono nei giorni successivi. In campo non notammo nulla di particolare, poi dopo qualcuno diceva una cosa, qualcuno un’altra: solite cose, anche se con più rumore. Ma del resto le discussioni sui gol, sui rigori, sui falli ci sono ancora adesso col Var, figuriamoci allora".



Da allora, il rapporto tra le tifoserie è stato sempre abbastanza teso, anche se tra le società, soprattutto negli ultimi anni, sono stati fatti molti passi avanti. Per Zoff nacque tutto in quel delicato periodo, in cui “le squadre erano spesso abbastanza vicine e quindi scattavano questioni di campanile. Ma è normale che accada così quando c’è qualcosa di grosso in ballo. Poi certo, a volte nascono polemiche che non hanno proprio senso di esistere".

Sulla possibilità che Juventus e Roma battaglino ancora per lo scudetto, l'ex numero 1 della Nazionale Campione del Mondo 1982, non si sbilancia: “È decisamente presto per dirlo, siamo davvero all’inizio. Ma questa sarà una gara delicata, anche se non decisiva. La Juve vuole recuperare posizioni, la Roma dimenticare il derby”.

Infine, qualche parola anche sulla sfida Allegri-Mourinho e sul possibile schieramento in campo delle due squadre: “Questi discorsi su squadre offensive dipendono poi sempre da cosa ti permette di fare l’avversario. A volte parti dicendo ‘attacchiamo’, e poi non puoi farlo. Non è una partita di dama, dipende da cosa ti lascia fare chi ti sta di fronte”.


PAVEL NEDVED: "IL FUTURO È TUTTO DALLA NOSTRA PARTE"

 

Il vice presidente della Juventus Pavel Nedved è intervenuto al Salone del Libro di Torino per la presentazione del volume "La casa della Juve" e ha colto l'occasione per parlare del momento della squadra e dei progetti futuri della società.

La prima riflessione di Nedved è stata sul momento delicato della Juventus, alle prese con una ricostruzione difficile: "In questi anni abbiamo vinto tantissimo con una squadra esperta, ora stiamo cambiando e costruendo qualcosa di importante. Il futuro è della Juventus. In campionato era normale un periodo di assestamento, ora però non dobbiamo fermarci perchè le altre corrono"

Il ceco ha riservato una stoccata anche a chi ha criticato la Juventus dopo una stagione in chiaroscuro, ma chiusa, comunque, con due trofei: "Siamo stati criticati negli ultimi anni, ma spero che qualcuno si sia accorto che abbiamo vinto uno scudetto, portato a casa due coppe. Alcuni in dieci anni non hanno vinto niente, noi conviviamo con questa pressione di dover vincere. Siamo abituati, chi lavora alla Juve deve saperlo, deve essere forte e non avere paura. La critica va bene, ma che sia giusta".

L'ex "furia ceca" si è, poi, soffermato sull'investimento che la società sta facendo su giocatori giovani, considerato fondamentale per la crescita della squadra: "Il progetto giovani mi piace ed è giusto. Abbiamo investito su giocatori forti, ci sono difficoltà ma il futuro è tutto dalla nostra parte. E anche il presente. Il tempo di assestamento è normale, abbiamo cambiato allenatore anche se parliamo sempre di Allegri. Ma ora non dobbiamo fermarci perchè gli altri corrono". 



Naturalmente, non poteva mancare un pensiero sulla partita contro la Roma, da lui vissuta per tanti anni come derby: "Sarà bellissima, una partita da vedere. Si affronteranno due allenatori vincenti, che prepareranno qualcosa di speciale".

Nedved ha anche sottolineato quanto sia importante avere infrastrutture all'altezza per permettere alla società di rimanere al passo coi tempi e soddisfare le esigenze sempre più elevate di tifosi e appassionati: "Se vogliamo offrire un buon prodotto calcio dobbiamo partite dagli stadi. Lo Stadium rappresenta la casa non solo per noi, ma credo per tutti i tifosi, che vengono allo stadio e la sentono come la propria casa dove tifano la propria squadra". 

Inoltre, il vice presidente ha spiegato come la Juventus sia impegnata anche sul fronte giovani e settore femminile: "Un altro progetto che abbiamo è quello di creare uno stadio più piccolo per la squadra femminile e per i giovani. La pandemia per il momento ci ha fermato, speriamo si possa realizzare in futuro". 

Infine, un'inevitabile riflessione sul razzismo negli stadi, dopo gli ultimi spiacevoli fatti successi anche all'Allianz: "La strada giusta è quella di individuarli con le telecamere, come facciamo allo Stadium. Basta avere un impianto con telecamere, sono investimenti minimi rispetto a quanto si spende per altro ed è il minimo per il mondo di oggi".


venerdì 15 ottobre 2021

CALCIATORI SVALUTATI: WOJCHIECH SZCZESNY IL PEGGIORE

 

In questi giorni il sito Transfermarkt, specializzato nella valutazione dei calciatori, ha rilasciato un aggiornamento in cui sono indicati i nuovi valori di mercato dei protagonisti della Serie A.

Purtroppo, non ci sono notizie buone per la Juventus che vede il suo portiere, Wojciech Szczęsny in testa a questa classifica. Il polacco, infatti, ha visto diminuire di ben 10 milioni il suo valore che, adesso, si attesta sui 15 milioni di euro.

Tuttavia, Szczesny non è il solo calciatore bianconero ad aver perso valore, perché nella top 20 ce ne sono altri, alcuni anche abbastanza a sorpresa.

Tra i peggiori troviamo, infatti, anche Matthijs de Ligt (valore attuale 70 milioni), Dejan Kulusevski (valore attuale 35 milioni), Arthur (valore attuale 35 milioni) e Rodrigo Bentancur (valore attuale 30 milioni). Tutti e tre hanno perso 5 milioni rispetto alla precedente classifica, mentre Aaron Ramsey che, invece, ne ha persi 4 si attesta sui 10 milioni di euro.



A fare da contraltare a questa classifica, però, è arrivata quella pubblicata da Football Benchmark di Kpmg che ha indicato i calciatori con il più alto valore di mercato. 

Ebbene, nella top 20, dietro mostri sacri del calibro di Erling Haaland (144,2 milioni di euro), Kylian Mbappé (139,5 milioni di euro) ed Harry Kane (121,2 milioni di euro), troviamo il nostro Federico Chiesa che si piazza al 18mo posto, con un valore di 87,7 milioni di euro, ovvero più del doppio di quanto speso dalla Juve per prelevarlo dalla Fiorentina.


CLAUDIO MARCHISIO: "CHIESA È SUPER DETERMINANTE"

 

In un'intervista rilasciata al quotidiano "Tuttosport", Claudio Marchisio, ex centrocampista della Juventus, ha parlato a 360 gradi della sua ex squadra e di alcuni calciatori per lui fondamentali, ovvero Paulo Dybala e Federico Chiesa.

Sulla falsa partenza che ha contraddistinto l'inizio stagione dei bianconeri, Marchisio ha espresso la sua idea: «È sempre complicato fare paragoni con il passato. Quello che conta è il presente. La Juve ha avuto una partenza difficile, con assenze importanti, con difficoltà nel gioco e nei risultati che, adesso, sembra che stiano andando alle spalle come dimostrano le gare giocate prima della sosta per le nazionali, sia in campionato sia in Champions. Ci sono state tante partite, anche con le nazionali, credo che aver trovato un minimo di equilibrio sia la base per ripartire bene».



L'ex Principino ha detto la sua anche su Paulo Dybala, atteso sia per dare risposte in campo sia sul fronte del rinnovo contrattuale: «Ha già dimostrato in passato di poter essere un leader della Juventus, anche quando era più giovane. Ha molte più partite alle spalle, sa quanto ha dato e sa quanto può dare. Lui come tanti altri. La Juve, lo scorso anno, ha vinto due trofei e se arrivano critiche, è perché la Juve vuole stare sempre in alto. Paulo, così come altri, dovranno avere grande voglia di dimostrare sul campo di poter essere competitivi oltre a un grande senso di attaccamento alla maglia. I contratti, per come la vedo io, andrebbero chiusi prima dell’inizio della stagione, ma speriamo che si chiuda il prima possibile e che sia Dybala sia la Juve possano essere felici insieme»

Infine, non poteva mancare un pensiero su Federico Chiesa, l'uomo in più della nuova Juventus di Massimiliano Allegri, sempre più indispensabile: «Ora è super determinante, perché la Juve sta giocando senza Dybala e Morata. Ma è super determinante perché è stato l’unico a dare la scossa alla squadra. È molto importante per questo, ma per diventare un campione non bastano solo le prestazioni, servono degli anni in cui accumuli esperienza. Ci saranno momenti in cui le giocate non gli verranno, ma sulla strada per diventare campioni, si passa anche da questi passaggi».


giovedì 14 ottobre 2021

LUCIANO MOGGI: "DOPO CALCIOPOLI PENSAI ANCHE AL SUICIDIO"

 
In occasione dell'uscita del documentario "Il lato oscuro dello sport" su Netflix, si ritorna a parlare dello scandalo Calciopoli e del coinvolgimento della Juventus e della sua dirigenza.

In particolare, il documentario mette in evidenza il ruolo di Luciano Moggi, allora Direttore Sportivo dei bianconeri che ha raccontato la sua versione di quelle drammatiche settimane che avrebbero portato la Juventus in Serie B.

Tra le parole di Moggi, risalta soprattutto il passaggio riguarda la sua tragica reazione ai fatti e alle accuse di quel periodo: «Avevo vergogna pure a passeggiare per le strade e in quel momento ho pensato a tante cose, anche al suicidio», racconta l'ex dirigente juventino. 



Il documentario non aggiunge molto a quanto già si sa sull'inchiesta, ma sottolinea il tritacarne mediatico a cui furono sottoposti alcuni degli accusati, in primis proprio Luciano Moggi, considerato il burattinaio di un (presunto) meccanismo corruttivo che, in realtà, coinvolgeva tante altre squadre, oltre la Juventus.

Inoltre, il documentario cerca di fare luce (senza riuscirci molto) sul motivo per cui l'inchiesta si focalizzò sulla figura di Moggi, trascurando molte altre telefonate e intercettazioni rilevanti e sul perché, alla fine, fu la Juventus a pagare il conto più salato.

Lo stesso Moggi si chiede il motivo di diverse contraddizioni nella sentenza, a cominciare dalla conferma che nessuna partita era stata alterata e del perché l'unico arbitro condannato fu Massimo De Santis. Senza tenere conto delle famigerate schede telefoniche svizzere, per molto tempo perno dell'inchiesta, ma poi diventate uno dei tanti punti deboli.

Insomma, la partita di Calciopoli sembra ancora più viva e aperta che mai, soprattutto dopo l'accoglimento da parte del Tribunale Europeo per i diritti umani del ricorso presentato dall'altro grande accusato, ovvero Antonio Giraudo


JUVENTUS-ROMA: PAULO DYBALA VERSO LA PANCHINA

 

Mancano poco più di 72 ore al match clou dell'ottava giornata di Campionato tra Juventus e Roma e ancora i due allenatori non hanno sciolti i tanti dubbi di formazione.

Massimiliano Allegri, in particolare, ha diversi problemi, sia a centrocampo sia in attacco, ma ciò che tiene banco è soprattutto il possibile rientro di Paulo Dybala dopo l'infortunio subito nella partita contro la Sampdoria.

La sua convocazione pare ormai certa, ma non la partenza da titolare. Ciò che trapela dall'ambiente bianconero è, infatti, una decisa prudenza per evitare eventuali ricadute pericolose per la condizione fisica del giocatore che, dunque, domenica dovrebbe partire dalla panchina.



Al suo posto, pare ci sia un ballottaggio tra i due nuovi arrivati, ovvero Moise Kean e Kaio Jorge. Il primo avrebbe un'altra chance dopo la deludente prova nel derby contro il Torino, mentre il brasiliano potrebbe debuttare dal primo minuto, ormai completamente ristabilito fisicamente.

La partita si preannuncia molto delicata per tutte e due le squadre e arriva proprio dopo gli impegni delle Nazionali che hanno restituito giocatori infortunati o non al meglio.

Tuttavia, sarà fondamentale soprattutto per la Juventus che con una vittoria tornerebbe in zona Champions e si avvicinerebbe ulteriormente alla vetta, al momento distante dieci punti, sempre sperando in passi falsi delle altre contendenti.


mercoledì 13 ottobre 2021

JUVENTUS-ROMA: ARBITRO E PROBABILI FORMAZIONI

 

L'appuntamento si avvicina e Juventus e Roma si stanno preparando al big match di domenica sera, costrette a fare i conti con infortuni e possibili assenze.

Se Massimiliano Allegri non sorride e sarà costretto a inventarsi un centrocampo in cui mancheranno Rabiot e McKennie, dall'altro lato José Mourinho è alle prese con l'infortunio in Nazionale accorso all'attaccante Tammy Abraham, uscito per una distorsione alla caviglia.

Nel frattempo, però, è stata annunciata la terna arbitrale che dirigerà l'incontro: il fischietto principale sarà Daniele Orsato, coadiuvato da Bindoni e Bresmes e con Nasca al Var.



Riguardo le formazioni, i dubbi che dovranno sciogliere i due allenatori sono diversi. Ecco i probabili undici in campo secondo Sky Sport

JUVENTUS: Szczesny, Danilo, de Ligt; Chiellini, Alex Sandro, Bentancur; Locatelli, Arthur, Bernardeschi; Chiesa, Kean - All. Allegri

ROMA: Rui Patricio, Karsdorp, Mancini; Ibanez, Vina, Darboe; Veretout, Zaniolo, Pellegrini; Mkhitaryan, Abraham - All. Mourinho

La partita si disputerà domenica 17 ottobre alle 20.45 all'Allianz Stadium di Torino e sarà trasmessa in esclusiva su DAZN.


IL MISTERO KULUSEVSKI

 

21 anni, talento naturale, capace di giocate sopraffine e genialate al limite del possibile, questo è Dejan Kulusevski o, meglio, potrebbe essere, perché lo svedese, alla sua seconda stagione con la Juventus, rimane ancora un mistero irrisolto.

Arrivato dal Parma nell'estate del 2020 per circa 40 milioni di euro e considerato un potenziale "crack", il giovane svedese non è riuscito a bissare le ottime prestazioni offerte con la maglia degli emiliani e che gli avevano permesso di salire alla ribalta e attirare le attenzioni dei maggiori club internazionali.

La Juventus se l'è aggiudicato giocando d'anticipo e sfruttando gli ottimi rapporti con la dirigenza dell'Atalanta che ne deteneva il cartellino e il suo debutto in maglia bianconera lo ricordiamo tutti, perché oltre ad aver giocato un gran partita, Kulusevski ha anche segnato un fantastico gol. 

Eppure, da allora i suoi progressi sembrano essersi fermati e il giocatore si è dimostrato incapace sia di conquistarsi un posto da titolare in squadra sia di avere la fiducia incondizionata dell'allenatore. 

Se la scorsa stagione Pirlo lo aveva utilizzato con maggiori continuità, ma con risultati abbastanza altalenanti, quest'anno Allegri sembra guardarlo con qualche perplessità, tanto che, fino a oggi, lo svedese è stato utilizzato col contagocce e, il più delle volte, non ha dato in campo ciò che ci si aspettava da lui.



Data l'età, Kulusevski avrebbe molti alibi, ma in un calcio come quello italiano in cui attendere la crescita dei giovani non è contemplato, la sua posizione sta diventando giorno dopo giorno sempre più scomoda.

Il suo nome è ormai quasi tutti i giorni sui giornali, accostato oggi a una squadra e domani a un'altra e la fiducia della società è sempre di più a orologeria, tanto che è ormai considerato uno dei giocatori maggiormente sacrificabili per fare cassa e dare l'assalto a Dusan Vlahovic, oppure da mettere sul piatto per uno scambio con Luis Muriel, come paventato nelle ultime ore dai giornali.

Fondamentalmente, alla base dell'equivoco Kulusevski c'è il suo ruolo, a oggi ancora non stabilito con chiarezza. Si tratta di un attaccante, di un centrocampista o di un trequartista? O forse di un'ala alla Federico Chiesa? 

La scorsa stagione, Andrea Pirlo lo ha utilizzato come una sorta di jolly o tuttocampista,  in attacco, sulla fascia, come trequartista, ma il suo rendimento è stato, comunque, molto discontinuo, sintomo, probabilmente, di una confusione presente anche nella testa del giocatore. 

Quest'anno, con il ritorno di Allegri e una Juve molto più razionale e quadrata, gli spazi per lo svedese si sono ridotti quasi al lumicino, ma ciò che spaventa di più i tifosi della Juventus è che neppure il mister, nonostante la sua esperienza e la sua capacità di trovare nuovi ruoli ai suoi giocatori (ricordate Mario Mandzukic?), è riuscito a capire come e dove schierare Kulusevski.

In due stagioni con la maglia bianconera, lo svedese ha giocato appena 56 partite (la maggior parte delle quali partendo dalla panchina) e segnato 7 gol. Uno score davvero misero per un giocatore costato 40 milioni di euro, anzi quasi un vero flop.

Tuttavia, la vera domanda da porsi è un'altra, ovvero se vale ancora la pena di aspettarlo, visto che lo svedese ha appena 21 anni, oppure se sia arrivato il momento di voltare pagina e cercare di monetizzare quanto più possibile.

È un interrogativo che la dirigenza bianconera si sta probabilmente facendo già da qualche mese e che nel mercato di gennaio potrebbe trovare la sua risposta. 


martedì 12 ottobre 2021

JUVENTUS, GRANDI MANOVRE A CENTROCAMPO

 

Chi schierare a centrocampo sarà uno dei rebus che Massimiliano Allegri dovrà risolvere nei prossimi giorni, in vista del match contro la Roma. All'assenza certa di Rabiot (Covid) e a quella molto probabile di McKennie, si aggiunge infatti lo scarso rendimento di Ramsey.

La coperta a centrocampo è molto corta ormai da diverso tempo per la Juventus, vista soprattutto la situazione del gallese, ormai fuori dal progetto e al vistoso calo delle prestazioni di McKennie, molto più spesso al centro della cronaca per fatti inerenti la sua vita privata.

A questo punto, gli unici due punti fermi sembrano Locatelli e Bentancur, motivo per il quale la dirigenza bianconera sembra intenzionata ad agire già nel mercato di gennaio per risolvere il problema e colmare le pesanti lacune in mezzo al campo.

Il sogno si chiama Aurélien Tchouaméni, il giovane francese del Monaco che si sta mettendo in mostra anche in Nazionale, ma oltre a essere un'operazione difficile e dispendiosa, la concorrenza aumenta giorno dopo giorno, facendo lievitare il prezzo del giocatore.

Oltre a Tchouaméni, la Juventus sembra aver messo gli occhi sull'olandese Donny van de Beek, ormai ai margini del Manchester United e molto apprezzato da Massimiliano Allegri. Rispetto all'operazione Tchouaméni, questa sembrerebbe più fattibile e meno pesante per le casse bianconere, per cui l'ottimismo è sicuramente superiore.



Per portare a Torino anche soltanto uno dei due, serviranno, tuttavia, delle cessioni e oltre a quella molto probabile di Aaron Ramsey (per lui sirene inglesi sponda Newcastle), verranno probabilmente messi sul piatto anche McKennie e Rabiot, tutti e due mai in grado di dare certezze e continuità.

In particolare il francese, molto apprezzato da Allegri, non è ancora riuscito a compiere il definitivo salto di qualità e, dunque, la società si sarebbe stancata di aspettare. 

Secondo alcuni quotidiani spagnoli, ci sarebbe in vista addirittura uno scambio con il Real Madrid di Carlo Ancellotti, estimatore di Rabiot già ai tempi dell'Everton. Per il francese, a Torino arriverebbe Dani Ceballos

Anche per McKennie, come per Ramsey, la destinazione più probabile sarebbe la Premier League, ma non si esclude un suo ritorno in Germania. 

Se tutte e tre queste cessioni andassero in porto, la Juventus si troverebbe un tesoretto da spendere sia a gennaio sia nella prossima sessione estiva di mercato e da poter investire anche per dare l'assalto a Dusan Vlahovic o, addirittura, a Paul Pogba.


6 MARZO 1932: JUVENTUS-ROMA 7-1

 

Le sfide tra Juventus e Roma hanno caratterizzato la storia della Serie A per moltissimi anni, tanto che alcune partite sono diventata quasi leggenda.

Dal famigerato gol di Turone fino alla rimessa laterale di Aldair, ma anche la presenza in campo di Nakata, decisiva nel 2-2 che avrebbe permesso ai giallorossi di vincere lo scudetto nel 2001, sono argomenti ancora molto gettonati tra le rispettive tifoserie.

Nell'arco di quasi cento anni (il primo scontro diretto risale al 1927), Juventus e Roma hanno battagliato sempre all'ultimo sangue, in una rivalità che tra la fine degli anni '70 e l'inizio '80 ha toccato il culmine e che si mantiene accesa ancora oggi.

Alcune sfide tra Juventus e Roma sono state decisive per assegnare lo scudetto, mentre altre sono ricordate per risultati clamorosi e una di queste è quella del Campionato 1931-32, quando la Juventus vinse con un netto e umiliante 7-1.



La Juventus aveva appena vinto il primo dei cinque scudetti consecutivi del Magico Quinquennio, ma ripetersi non fu affatto facile, proprio per la concorrenza della Roma e del Bologna. 

Il giorno dello scontro diretto con i giallorossi, il 6 marzo del 1932 al Campo Sportivo di Corso Marsiglia a Torino, i bianconeri sono indietro in classifica di tre punti rispetto al Bologna, ma con quattro punti di vantaggio sulla Roma. 

A Torino arriva, dunque, una squadra intenzionata ad accorciare le distanze dai rivali, mentre la Juventus non ha altro risultato che la vittoria per continuare a sperare nell'inseguimento. 

La squadra allenata da Carlo Carcano ha dalla sua parte la vena realizzativa di Luisito Monti (a fine anno 19 gol soltanto in Campionato) e si affida a un rodato gioco di squadra, mentre la Roma sta attraversando un momento delicato dopo l'esonero dell'allenatore Burgess e l'arrivo dell'ungherese Baar.

Appena le due squadre scendono in campo, la differenza nell'approccio si vede subito, perché gli juventini corrono come dannati e danno prova di voler mettere subito in ghiaccio la partita, mentre i giallorossi sembrano spauriti e confusi e incapaci di frenare l'ardore degli avversari.

Dopo quindici minuti la Juventus è già avanti di quattro gol, grazie alla doppietta di Ferrari e alle reti di Orsi e Cesarini. La Roma è in balia dell'avvversario e non riesce ad abbozzare nemmeno una timida reazione, arrivando al gol soltanto in chiusura di primo tempo con il capitano Fulvio Bernardini.

Nonostante il riposo, nella ripresa il registro non cambia ed è ancora show juventino, con la doppietta di Vecchina e il gol di Orsi, a fissare il risultato sul 7-1. Il povero portiere giallorosso Masetti vive un pomeriggio da incubo ed esce dal campo visibilmente provato. 

Per la Roma è una debacle clamorosa, destinata, tra l'altro, a ripetersi in anni più recenti in Champions League, contro il Manchester United e il Bayern Monarco, ma segna, soprattutto, l'addio ai sogni scudetto, visto che i giallorossi vengono agganciati al terzo posto in classifica dall'Inter e dalla Fiorentina.

Per la Juventus è, invece, la tanto desiderata rivincita dopo il 5-0 subito a Roma nella gara di andata e che era, addirittura, diventato un film.

La netta vittoria conferma la forza degli undici di Carcano che  completeranno la rincorsa al Bologna e andranno a vincere il secondo scudetto consecutivo con quattro punti di vantaggo sui rivali. 


lunedì 11 ottobre 2021

VERSO JUVENTUS-ROMA: LE ULTIME IN CASA BIANCONERA

 

Domenica prossima, 17 ottobre, la Juventus tornerà a giocare in Campionato, ospitando all'Allianz Stadium la Roma di José Mourinho.

Dopo le tre vittorie consecutive con Spezia, Sampdoria e Torino, i bianconeri di Allegri proveranno a proseguire la rimonta verso le prime posizioni in classifica, ma il mister avrà a che fare con qualche problema di formazione.

Non saranno sicuramente del match Alvaro Morata e Adrien Rabiot, mentre rimane in dubbio Weston McKennie, dopo il leggero infortunio subito in Nazionale. La buona notizia è il probabile rientro di Paulo Dybala che affiancherà Federico Chiesa in avanti, con la possibile sorpresa Kaio Jorge.

In porta è certa la conferma di Szczesny, mentre al centro della difesa dovrebbero giocare Bonucci e de Ligt, anche se Chiellini scalpita per un posto da titolare. Sulle fasce, invece, spazio per i titolarissimi Danilo e Alex Sandro, protagonisti di un ottimo inizio di stagione.



Pochi dubbi anche a centrocampo, dove Locatelli e Bentancur dovrebbero avere il posto assicurato, con il rientrante Arthur pronto a debuttare per uno spezzone di partita. Ai lati Allegri dovrebbe dare fiducia a Cuadrado e Bernardeschi.

I dubbi maggiori sono in attacco, dove l'unico punto fermo rimane Federico Chiesa, al fianco del quale dovrebbe giocare Paulo Dybala, ma soltanto se avrà recuperato completamente dall'infortunio. 

L'alternativa potrebbe essere Kean, oppure, a sorpresa, Allegri potrebbe lanciare dal primo minuto Kaio Jorge. Il giovane brasiliano, infatti, ha dato prova di essere sulla giusta strada per un completo recupero e i pochi minuti giocati nel derby e la successiva amichevole contro l'Alessandria, ne hanno confermato le qualità.

Poco probabile, invece, l'utilizzo di Kulusevski, per il quale la stagione si sta complicando e che potrebbe essere messo sul mercato già nel prossimo gennaio, insieme a Ramsey e McKennie.

Dopo le polemiche ai tempi del Manchester United, per Mourinho si prospetta un'accoglienza "calorosa" da parte dei tifosi della Juventus, mentre Allegri cercherà di accorciare le distanze col suo avversario, al momento in vantaggio grazie alle 4 vittorie, ai 2 pareggi e alle 2 sconfitte ottenute negli scontri diretti tra i due allenatori.


MARCELLO LIPPI: "CON NEDVED AVREMMO VINTO LA CHAMPIONS DEL 2003"

 

Durante il suo intervento al Festival dello Sport, l'ex allenatore della Juventus Marcello Lippi è tornato a parlare dei momenti più importanti vissuti sulla panchina bianconera.

Il primo pensiero non poteva non essere per la sfortunata finale di Champions del 2003, persa ai calci di rigore contro il Milan anche a causa dell'assenza di Pavel Nedved, squalificato: "Nel 2003, con la Juve, abbiamo massacrato il calcio spagnolo, abbiamo vinto anche contro il Barcellona. Sono convinto che durante Milan-Juventus se ci fosse stato Nedved avremmo vinto noi. La partita più importante della mia vita lo giocherei proprio con lui".


Inoltre, Lippi ha parlato anche del suo rapporto coi calci di rigore, visto che i suoi risultati più importanti, ovvero la Champions del 1996 e il Mondiale del 2006 sono arrivati proprio dagli undici metri: "Nella mia carriera ho avuto la possibilità di terminare tre grandi competizioni ai calci di rigore. La prima è stata la finale di Champions del 1996 contro l'Ajax e onestamente noi avremmo meritato di vincerla prima. Quando fischiò la fine l'arbitro, tutti i giocatori vennero verso di me ed erano disponibili a tirare il rigore e sentivo fortemente che volevano vincere quella partita. La seconda è stata la finale di Champions del 2003 e quella fu una partita poco brillante e a fine partita i giocatori si nascondevano e infatti perdemmo. La terza è stata la finale dei Mondiali [...] e quando Trezeguet si è avviato a battere il rigore, ho pensato che mi dovesse qualcosa per quell'errore nel 2003".

Infine, non poteva mancare una riflessione sull'attuale Campionato che vede la Juventus in ritardo rispetto alle altre big italiane: "Sulla base di quello che stiamo vedendo, le più accreditate sono Milan, Napoli e Inter. La Juventus ha già fatto delle rincorse di un certo tipo e non bisogna escluderla troppo presto. Le altre le vedo ancora un po' indietro".

Marcello Lippi rimane, ancora oggi, uno degli allenatori più vincenti della storia juventina, tanto che diverse volte si è parlato di un suo ritorno in società, ma al momento non si è mai concretizzato nulla.


domenica 10 ottobre 2021

LA JUVENTUS CELEBRA I SUOI NUMERI 10: IN ARRIVO L'ANNUNCIO DEL RINNOVO DI DYBALA?

 
La Juventus sceglie una data emblematica per celebrare i suoi grandi numeri 10, ovvero il 10/10/2021.

È di oggi, infatti, un post social in cui i bianconeri hanno reso omaggio ai grandi calciatori che hanno indossato la maglia numero 10 della Juventus, da Sivori a Platini, da Roberto Baggio a Del Piero fino a Paulo Dybala e Cristiana Girelli.

"Dieci iconici numeri 10 per festeggiare al meglio il 10/10" si legge sul post dei canali social bianconeri, in cui si chiede ai tifosi quale sia il loro preferito.



Il sondaggio ha, naturalmente, scatenato la fantasia di milioni di tifosi che hanno subito pensato a un indizio riguardante l'imminente rinnovo di contratto di Paulo Dybala, proprio come accaduto l'estate scorsa prima dell'annuncio del ritorno di Massimiliano Allegri.

Allora sui profili social della Juve era stato pubblicato una sorta di rebus che riportava alla passione di Allegri per l'ippica, oggi invece è la celebrazione della maglia che Dybala indossa ormai da diversi anni.

Per l'argentino sarebbe pronto un contratto quinquennale, con scadenza nel 2027 e che, in definitiva, porterebbe Dybala verso la fine della carriera, quindi juventino a vita. 

Intanto, in attesa dell'annuncio, il numero 10 sta proseguendo il recupero in vista del match contro la Roma del prossimo 17 ottobre, in cui dovrebbe andare almeno in panchina. 


KAIO JORGE: "SONO PRONTO ALLA NUOVA SFIDA"

 

Nel dopo partita di Juventus-Alessandria, amichevole organizzata dai bianconeri durante la pausa per le Nazionali, il brasiliano Kaio Jorge ha fatto il punto sulle sue condizioni fisiche e sul suo recupero.

Dopo aver debuttato in Campionato, giocando pochi minuti nel derby contro il Torino, l'amichevole con l'Alessandria è stata l'occasione per testare i suoi progessi e quelli dell'altro brasiliano Arthur, fermi ai box da quest'estate.

I due sono rimasti in campo per oltre un'ora, offrendo una prestazione, tutto sommato, incoraggiante. Viste le difficoltà a centrocampo e l'assenza di Alvaro Morata, sia Arthur che Kaio Jorge sono sembrati pronti a giocarsi le proprie chance nelle prossime partite ufficiali. 

In particolare, il giovane attaccante, intervistato da Juventus TV, si è detto "molto felice. Era da più di tre mesi che non giocavo così tanto. Spero di dare continuità al mio lavoro". 

Riguardo, invece, il processo di ambientamento nel gruppo, Kaio Jorge ha parlato di "una nuova sfida. Sono molto felice qui. Spero di aiutare tutti nel miglior modo possibile e di imparare". 

L'attaccante si è soffermato, poi, sul suo rapporto con l'allenatore Massimiliano Allegri: "Il mister mi ha chiesto di giocare avanti, sono felice di esser tornato a giocare. Ringrazio i fisioterapisti". 

Infine, una riflessione sulla differenza tra il calcio brasiliano e quello italiano: "La forza è tanto diversa, poi anche la velocità e la qualità".

Secondo alcune voci di mercato, il futuro di Kaio Jorge rimane comunque in bilico, tanto che si parla di una sua partenza in prestito già a gennaio. 

Le prossime settimane saranno, dunque, decisive sia per capire le potenzialità del brasiliano sia per sapere quanto la società vorrà puntare su di lui.


sabato 9 ottobre 2021

MANUEL LOCATELLI: "LA JUVE È STATA IL CORONAMENTO DI UN SOGNO"

 

Impegnato con la Nazionale italiana per la fase finale della Nations League, il centrocampista della Juventus Manuel Locatelli ha fatto un primo bilancio di questo inizio di stagione.

La prima riflessione è stata per il match perso dall'Italia contro la Spagna, che ha interrotto la striscia di 37 risultati utili consecutivi: “È stato un dispiacere perdere, è una competizione che avremmo voluto vincere, soprattutto perchè la fase finale si giocava in Italia, ma ormai è andata. Ora dobbiamo vincere, anche per il Ranking. Con il Belgio non varrà molto dal punto di vista di classifica o per un trofeo, ma varrà per provare cose diverse e soprattutto tornare a vincere. Donnarumma? È tranquillo, l’abbiamo abbracciato, i fischi non lo hanno ferito”.

Inoltre, Locatelli ha analizzato i motivi della sconfitta con gli spagnoli, arrivata, a suo avvso, perché “loro giocano così da tanto tempo. Ci avevano già messo in difficoltà all’Europeo, ora sono emerse di più, magari anche l’espulsione ha pesato. Noi l’abbiamo studiata bene ma sono stati determinanti gli episodi, siamo stati bravi nel secondo tempo anche a far gol, abbiamo dato una prova di cuore e carattere importante”.



Non poteva, naturalmente, mancare una riflessione sulla Juventus, considerata dal giocatore "il coronamento di un sogno e l’inizio di un percorso nuovo, questa estate l’ho cercata tanto e volevo solo loro. Alcune cose puoi farle solo se stai bene di testa, è la parte fondamentale e cerco di lavorare su questo. Sicuramente sono più maturo rispetto a qualche anno fa, l’Europeo mi ha aiutato e alla Juve ricevo tanti consigli, soprattutto dai senatori e dal mister, molto importanti”.

Infine, un pensiero sul Campionato e l'attuale rincorsa che vede impegnata la Juventus, indietro rispetto alle altre big: “Noi non siamo partiti benissimo ma ora siamo in ripresa e abbiamo un mister che sa cosa dobbiamo fare. È un campionato equilibrato, il Napoli è partito benissimo ma c’è anche l’Inter campione e il Milan che sta facendo molto bene. È bello così”.