Conte o Thiago Motta? Chi arriverà sulla panchina della Juventus?

Il nome del prossimo allenatore della Juventus tiene banco in questo finire di stagione, con Antonio Conte e Thiago Motta indicati come i due maggiori indiziati. L'attuale mister del Bologna sembra il favorito, ma da qui a giugno tutto può ancora accadere, perfino qualche sorpresa inattesa.

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Juventus - Fiorentina 1-0: Qualificazione in Champions in cassaforte?

Con la vittoria per 1-0 contro la Fiorentina, la Juventus ha fatto un decisivo passo avanti nella qualificazione per la prossima Champions League, anche grazie alla sconfitta dell'Atalanta e al pareggio del Bologna. Tuttavia, non sono mancate le note negative, soprattutto nel secondo tempo, giocato con l'unico obiettivo di difendere il risicato vantaggio. 

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Juventus-Lazio 2-0: Una vittoria che mette in pausa la crisi

La vittoria per 2-0 contro la Lazio nell'andata della semifinale di Coppa Italia mette in pausa la profonda crisi che sta attraversando la Juventus e le permette di ipotecare la finale. Speriamo non sia soltanto un fuoco di paglia, ma un nuovo inizio che consenta ai bianconeri di chiudere al meglio la stagione e, magari, aggiungere un trofeo in bacheca.

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Juventus-Lazio di Coppa Italia: Ultima spiaggia per Allegri?

Stasera si giocherà a Torino l'andata della semifinale di Coppa Italia tra Juventus e Lazio, un appuntamento fondamentale per la stagione dei bianconeri, finora molto deludente. Sarà anche l'ultima spiaggia per Massimiliano Allegri? 

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Juventus-Genoa 0-0: Sempre peggio!

Ieri è andata in scena un’altra partita deprimente della Juventus che, tra le mura di casa, non è riuscita ad andare oltre lo 0-0 contro il Genoa. Si doveva vincere, sia per onorare Giovanni Trapattoni che compiva 85 anni, sia soprattutto per la classifica che sta diventando davvero pericolosa. Come già detto la settimana scorsa nel dopo Juventus-Atalanta, la situazione si sta facendo preoccupante e ora anche il tanto decantato posto in Champions è in serio pericolo. 

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Il piano per il quarto posto procede spedito

Il brutto pareggio interno contro l'Atalanta segna l'ennesimo stop della Juventus che, nelle ultime 7 partite, ha racimolato la miseria di 6 punti. Ora, dunque, non solo è tramontata la corsa scudetto, ma è stato perso il secondo posto ed è in pericolo perfino la qualificazione in Champions.

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Stavolta non è tutto da buttare

A Napoli la Juventus ha perso, acuendo il momento difficile che ormai ha portato il Milan a un solo punto e il quarto posto a 6 punti. Tuttavia, tre le onde della tempesta si è intravisto qualcosa di buono, perché una sconfitta non è per forza uguale alle altre. Intendiamoci, allo stadio Maradona si è sempre vista una squadra confusa e senza identità, che punta sull'improvvisazione, eppure ieri la Juventus non meritava di perdere, per niente. Per capirci, una cosa è perdere 1-0 contro l'Inter senza mai tirare in porta, un'altra è perdere 2-1 dopo aver avuto almeno 5-6 palle gol limpide: questione di punti di vista e di orgoglio.  



Una volta tanto, i bianconeri hanno giocato una partita a viso aperto, costruendo tanto e sprecando troppo. Tra gli errori di Vlahovic, un palo e tante altre occasioni buttate al vento, almeno un punto si poteva portare a casa e sarebbe stato anche stretto. Una flebile luce nella tormenta, forse l'indizio che ci stiamo davvero avviando verso la nostra Liberazione. A giugno manca ormai poco, la stagione volge al termine, ma c'è ancora da difendere il secondo posto e la qualificazione in Champions, diventata nella generale mediocrità degli ultimi tre anni un obiettivo impareggiabile, da esaltare e da sfoggiare con vanto.

Mentre c'è ancora chi dice che "giocando bene non si vince", alzando gli scudi in difesa del proprio vate(r) chiamato Massimiliano Allegri e buttando la croce sulle spalle dei giocatori, nelle retrovie, forse, c'è qualcuno che sta già lavorando al futuro della Juventus. Un futuro, si spera, molto diverso da quello recente, una svolta che forse ci tirerà fuori dalla melma di mediocrità in cui ci ha imprigionati l'allenatore e da molti considerata più buona della Nutella. 

Se, davvero, ciò che abbiamo visto domenica sera può essere considerato un moto d'orgoglio dei giocatori, alcuni dei quali si sono perfino permessi di giocare nel proprio ruolo naturale, allora aspettiamo le prossime partite per averne conferma. Uno strappo che potrebbe fare bene a tutto l'ambiente e ridare speranza a noi che, da tre anni, aspettiamo di riavere la vera Juventus, quella per cui il secondo posto significa essere soltanto il primo dei peggiori.


(Marcello Gagliani Caputo)

 

Vivacchiando vivacchiando...

Dopo un ciclo da horror, la Juventus è tornata a vincere una partita, seppur in modo a dir poco rocambolesco. L'impegno casalingo contro il Frosinone (eh sì, il Frosinone in sedicesima posizione in classifica, mica l'Inter o il Milan) è stato un'altalena di emozioni che ha visto i bianconeri prima rimontati e poi rimontare e vincere al 95' grazie a una zampata di Daniele Rugani (eh sì, proprio lui, la riserva di Alex Sandro). Il 3-2 conquistato coi denti e solo grazie a uno straordinario Dusan Vlahovic, in grado di caricarsi la squadra sulle spalle e segnare una doppietta è stato, per alcuni, una goduria infinita, per altri soltanto l'ennesimo spettacolo deprimente e privo di ogni significato se non quello matematico.



In campo si è vista la solita Juventus targata Allegri, ossia lenta, impacciata, confusa e scarica, così dopo un promettente inizio che ha portato al vantaggio, non è stata in grado di reggere l'urto del Real Frosinone che, nel giro di una manciata di minuti, ha ribaltato la situazione. C'è voluta un'altra magia di Vlahovic per ristabilire la parità e poi, nel secondo tempo, si è giocata una partita tra scapoli e ammogliati, con la Juventus che provava a segnare, ma non riusciva a creare limpide occasioni da gol e con Szczesny che ogni tanto doveva uscire dal torpore.


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Insomma, uno stadio esaurito ha assistito a un match di scarso valore tecnico e tattico e reso interessante soltanto dai 5 gol totali e dall'emozione dell'ultimo secondo che, almeno, ha giustificato il prezzo del biglietto. Ora, anche grazie al pareggio del Milan con l'Atalanta, il secondo posto è di nuovo in banca, ma difenderlo fino al termine della stagione non sarà affatto facile. Affidarsi ciecamente alla fortuna, infatti, non può bastare, perché ieri è andata bene ma alla prossima, magari, andrà diversamente. 

Da tre anni si naviga su una nave in tempesta priva di timoniere e lasciata all'improvvisazione dei marinai che, settimana dopo settimana, fanno ciò che possono. Alcuni di loro (Federico Chiesa, per esempio) sono stati costretti a diventare mozzi, umiliati e fischiati per colpe non proprie, altri (Filip Kostic), invece, hanno dato l'impressione di essersi stancati di fare un lavoro diverso da quello per cui sono qualificati.

Sono certo che da qui al termine della stagione, la Juventus camminerà sulla passerella, rischiando di cadere e riuscendosi a mantenere in equilibrio per miracolo, fino a quando, speriamo, all'orizzonte apparirà quel porto sicuro dove poter attraccare e ricominciare, con un vero timoniere e nuovi marinai pronti a solcare le onde e a far diventare la Juventus, di nuovo, il terrore dei sette mari. Sempre se gli armatori saranno d'accordo.


(Marcello Gagliani Caputo)

Un calvario lungo tre anni

Con il pareggio di Verona, il momento nero della Juventus prosegue, sottolineando l'assoluta mancanza di una guida sia tecnica sia in campo. La squadra vista al Bentegodi ha messo in evidenza i limiti che si trascina da tre anni, ovvero incapacità di organizzazione, poca aggressività e atteggiamento troppo attendista. Se a questi fattori, aggiungiamo delle sviste personali, come quella di Szczesny sul secondo gol del Verona, allora l'orizzonte è davvero cupo.



Per fortuna, il secondo posto è ancora salvo, vista la sconfitta del Milan, ma da dietro Atalanta e Bologna spingono, viaggiando a ritmo molto elevato e ora il quarto/quinto posto è distante soltanto 9 punti. A prescindere dalle colpe ormai sotto gli occhi di tutti, questo sarebbe il momento di stringere di ranghi e cercare di difendere con le unghie e coi denti almeno il secondo posto.

A fine stagione, poi, speriamo in una nuova pianificazione della società e in un nuovo allenatore in grado di valorizzare il materiale umano e tecnico a disposizione e di tornare a fare della Juventus una vera squadra. Ciò che infatti è mancato da quando Allegri è tornato sulla panchina bianconera è stata proprio l'identità, il gruppo e l'unità di intenti. Tanti calciatori sono stati svalutati (basti pensare a Chiesa), altri sono stati costretti ad adattarsi al volere del mister, senza poter dare il proprio reale contributo.

La nuova Juventus deve ripartire da un allenatore serio e preparato, capace di prendersi le proprie responsabilità e di migliorare i giocatori. I nomi che ogni giorno si susseguono sono diversi, i sogni dei tifosi altri e resta, comunque, lo spettro di una permanenza di Allegri che significherebbe la partenza di molti dei gioielli in squadra, sacrificati a quella che ormai è diventata una sorta di figura mitologica adulata e adorata da schiere di tifosi e addetti ai lavori, soprattutto per tornaconto personale (e poi chi li invita più in TV e radio?)

Il calvario (calcistico) che stiamo vivendo da ormai tre anni ricchi di delusioni e privi di trofei, forse sta arrivando al capolinea, ma continuiamo a essere alla mercé di un uomo a cui è stato dato un potere enorme e che, diverse volte, ha danneggiato squadra e società. Cambiare rotta sarebbe un obbligo, ma purtroppo del doman non c'è certezza.


(Marcello Gagliani Caputo)


ESONERATELO!

1 punto in 3 partite, -7 dall'Inter con una partita in meno e -1 dal Milan terzo: la missione di mister Allegri per il quarto posto procede spedita, in barba a chi fino a ieri sera lo ha acclamato allo stadio, paragonandolo a Marcello Lippi, l'ultimo allenatore della Champions. Uno spettacolo indegno per almeno metà della tifoseria bianconera ormai stufa della gestione scellerata ed egocentrica di Allegri che in tre anni ha trasformato la Juventus in una squadretta da quattro soldi.



La sconfitta interna con l'Udinese è la prima di questa stagione all'Allianz ed è davvero molto dura da digerire, sia perché segna il tramonto dei sogni scudetto, ormai impossibile sia perché ha evidenziato una squadra del tutto fuori controllo, priva di una guida fuori e dentro il campo, confusa e senza identità. Una situazione a cui dovremmo essere ormai abituati, visto l'andazzo da quando Allegri è tornato in panchina, ma che ogni volta fa sempre più male, almeno a chi tifa Juventus e non l'allenatore. Anche ieri sera abbiamo assistito a una partita che ha fatto male al calcio (e alle tasche di chi era allo stadio), una prestazione indegna da tutti i punti di vista: tecnici, tattici e di spettacolo.

A questo punto la misura è colma e le parole scriteriate di ieri sera di Giuntoli, il quale insiste ancora a dire che la Juventus vorrebbe andare avanti con Allegri non fanno altro che inasprire ancora di più l'ambiente. Chi (e purtroppo sono ancora tanti) non si è reso conto che il ritorno di Allegri sulla panchina bianconera è stato l'errore più grosso dopo Calciopoli, mente a se stesso e a tutti. Quanto accaduto nelle scorse stagioni e quanto sta accadendo in questa ha palesato tutti i limiti di un allenatore ormai in preda a un delirio d'onnipotenza, alimentato giorno dopo giorno da una schiera di leccapiedi che lo venerano per interessi personali. 

A farne le spese, siamo noi tifosi, condannati a uno spettacolo indegno ogni settimana (perfino quando si vince), la Juventus, danneggiata nell'immagine e nel blasone e i migliori giocatori, considerati, a settimane alterne, bidoni e sopravvalutati. Con le sue scelte incomprensibili, ieri sera Allegri ha condannato la sua squadra a una sconfitta pesantissima, evidenziando uno stato confusionale che, d'altronde, lo ha contraddistinto da quando è tornato a Torino. 

Una volta si diceva "a mali estremi estremi rimedi", dunque la soluzione ci sarebbe, ovvero esonerarlo, ma tutti sappiamo che non avverrà, sia per questioni contrattuali sia per questioni personali. Allegri gode di un seguito enorme, formato da tifosi, giornalisti, opinionisti e amici pronti a gettarsi sul fuoco per lui (vero Galeone? Vero Pjanic?). Il nostro destino è segnato, dovremo trascinarci fino al giugno nella speranza di vederlo andare via, magari dall'Italia e il più lontano possibile, così da poter tornare ad amare il calcio e la Juventus. 


(Marcello Gagliani Caputo)